L’esigenza di modernizzare la propria casa e di dotarla di ogni comfort tecnologico non ha semplicemente rinvigorito il mercato della domotica, ma ha reso IoT e smart home un binomio indissolubile. Grazie alla pervasività delle reti domestiche e al grande sviluppo del mercato della casa 2.0, oggi il mercato consumer è stracolmo di dispositivi connessi che vanno dalla sicurezza all’illuminazione, ma senza dimenticare l’intrattenimento musicale e audiovisivo. Non è dunque un caso che, secondo ResearchandMarkets, il mercato delle soluzioni IoT e smart home sia previsto in fortissima crescita, passando dai $78.3 miliardi del 2020 ai $135.3 miliardi del 2025, con un CAGR dell’11,6%. Su questi numeri pesa l’effetto della pandemia: dovendo trascorrere molto tempo in casa, le persone ne hanno approfittato per concretizzare quell’opera di modernizzazione rinviata da tempo e che oggi, complice la pervasività e le prestazioni delle reti wireless, non richiede più interventi di ristrutturazione.  

 

Iot for Smart Home e il ruolo degli Assistenti Virtuali  

Nell’universo di IoT e Smart Home c’è un segmento interessante sul quale le aziende stanno investendo: quello degli Assistenti Virtuali. Ci stiamo infatti avvicinando a larghe falcate verso un’era post-app, in cui l’interfaccia uomo-macchina (HMI) sarà sempre più legata a comandi vocali e alla capacità del software di interpretare il linguaggio naturale (Natural Language Processing, NLP) giungendo a comprendere il vero intent dell’utente (analisi semantica) a prescindere dai termini utilizzati e dalla sintassi. Anche in quest’ambito non c’è che l’imbarazzo della scelta: Amazon con Alexa, Google con Google Assistant, Apple con Siri, Samsung con Bixby e Microsoft con Cortana rientrano tutti all’interno di un mercato che, stando ai dati di Market Research Future, raggiungerà i 7,3 miliardi di dollari nel 2025 crescendo con un CAGR del 24%.  

Gli Assistenti Virtuali sono dunque una componente essenziale della casa 2.0. Assumono solitamente le sembianze di uno smart speaker – l’esempio classico è Amazon Echo, in tutte le sue declinazioni – e, oltre all’interazione con l’utente, la loro vera dote è quella di abilitare l’intero controllo della smart home con comandi vocali, a patto logicamente che i vari tasselli siano tecnologicamente compatibili. È così possibile usare Echo per accendere e spegnere le luci, per cambiare canale al proprio TV, per controllare da remoto i dispositivi di networking (il router, per esempio, per creare una rete ospiti, bloccare alcuni apparecchi…) e per creare routine che miscelano diversi dispositivi: a titolo d’esempio, di fronte a un comando vocale, l’assistente potrebbe accendere le luci in una certa stanza, riprodurre una playlist rilassante e abbassare le tapparelle, predisponendosi per il riposo notturno. Particolare rilevanza ha poi il mondo dei piccoli e grandi elettrodomestici: anche qui, la connettività ormai pervasiva permette non soltanto il controllo remoto via app o attraverso comandi vocali (robot per le pulizie, apparecchi per la cucina come microonde, frigoriferi e forni tradizionali…) ma anche un certo grado di automazione e intelligenza nello svolgimento di task di routine. Sul mercato troviamo forni che riconoscono i cibi e regolano automaticamente i parametri di cottura, frigoriferi che segnalano la prossima scadenza degli alimenti e via dicendo.  

 

IoT e Smart Home: opportunità per le aziende 

IoT e Smart Home rappresentano un’opportunità per le imprese, grazie anche alla possibilità di creare interfacce (le cosiddette skill) che abilitano il controllo del software tramite gli Assistenti Virtuali: diventa così possibile prenotare sale riunioni, collegarsi direttamente ai meeting, accedere a dati aziendali e infinite altre fattispecie attraverso uno smart speaker domestico (non dimentichiamo che alcuni sono dotati di display), che si pone come un instancabile assistente personale nell’era dello smart working. Ovviamente il tutto può essere personalizzato dall’azienda anche in funzione degli obiettivi di business, e quindi non solo per favorire il rapporto con gli employee: un gruppo retail, per esempio, può sfruttare l’interazione vocale con i suoi clienti per presentare le ultime offerte e, grazie all’impiego dell’AI, per personalizzare il rapporto con i suoi interlocutori. In ambito automotive, invece, l’interazione vocale può essere finalizzata a realizzare Assistenti Virtuali proattivi in grado di accompagnare il conducente verso la sua destinazione in modo sicuro e piacevole, gestendo e automatizzando il sistema di intrattenimento, la navigazione e i servizi di sicurezza. È proprio su queste basi che all’inizio di quest’anno Amazon e FCA hanno stretto una partnership (fonte: Forbes) finalizzata alla realizzazione di un Personal Assistant all’interno dei veicoli del gruppo, e che tante altre aziende – di svariate industries – stanno guardando il fenomeno con estrema attenzione.  

 

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